CISDAE

CHANTIR GAH 2009
di Tarcisio Bellò

Una nuova via su un seimila e due cinquemila inviolati. A fine luglio la squadra di alpinisti si è mossa da Gothulti in direzione del campo base, verso la testata della valle di Chantir e poi a est nella valle Haiz Gah fino a quota 3580. Il luogo scelto come campo base era praticamente una sassaia e ha richiesto un grosso lavoro per ottenere delle piazzole necessarie agli attendamenti. Al termine però tutto il campo era opportunamente ombreggiato da secolari betulle e la scelta si è dimostrata particolarmente felice visto il perdurare del bel tempo. Un sole accecante, con temperature di oltre trenta gradi, avrebbe reso proibitivo lo stazionamento diurno all’interno delle tende. Lo scenario già idilliaco era completato da una bellissima vista sulle montagne circostanti e da due scrosci d’acqua che precipitavano da inaccessibili dirupi. Le cascate alimentavano un limpido ruscello utilizzato per lavarsi o per rifornirsi d'acqua. A fine luglio era già stato installato il primo campo ai piedi del ghiacciaio, a quota 4120. Nei giorni successivi risalendo un lungo ed affilato cordone morenico è stata raggiunta la base di un ripido seracco, poi sormontato più volte dagli alpinisti. Pietroni morenici e masse di ghiaccio incombenti, senza alcun preavviso, crollavano fragorosamente.

Haiz Peak – m. 6105
Il 5 agosto dieci alpinisti si sono portati al campo due ad una quota di poco inferiore ai cinquemila metri. Parte del percorso è stata attrezzata per assicurare l’attraversamento di alcune zone crepacciate e di un paio di passaggi esposti su roccia. Il giorno dopo all’alba si è continuata la risalita del ghiacciaio, ma le fatiche del giorno precedente hanno stroncato molte velleità.
<<Soltanto quattro dei partecipanti hanno potuto concludere l’interminabile scalata alla cima dell’Haiz Peak di 6105 metri. L’arrivo in vetta si è svolto nella sera del 6 agosto mentre l’ultima luce del giorno radeva le altissime creste inghiottite dalle ombre sempre più cupe del fondovalle. Mauro, Maurizio, Giovanna e io, solerti dopo un fuggevole attimo di compiacimento e pochissimi fotogrammi abbiamo iniziato la discesa a corda doppia che si è protratta per tutta la notte lungo la stessa parete di salita.>>
Al campo due, dopo ventiquattro ore di scalata, l’accoglienza dei compagni e una brevissima dormita hanno un po’ mitigato l’esaurimento fisico che poi è stato reso completo dal prosequio della giornata e dal trasporto a valle di tutti i materiali.
Nei due giorni di riposo al campo base i cuochi pakistani per festeggiare hanno preparato un’ottima cena, però la serata si è conclusa con una torta guarnita da improbabili gelatine sintetiche apprezzate solamente perché riportavano i colori della bandiera italiana.

Cristina Castagna Peak m. 5311
Rinfrancata la stanchezza, un gruppetto di scalatori è ritornato in quota per recuperare alcuni materiali e portarli nella parte finale della valle ad un nuovo campo due, uno straordinario balcone panoramico a 4600 metri di altitudine. Per piazzare le tendine fra i lastroni morenici del pendio è stato necessario costruire un vero e proprio pavimento e pareggiare le pietre ad una ad una in modo da ottenere una spianata confortevole. Alla fine la fatica è stata ripagata da un buon giaciglio e da splendidi scorci su immani bastionate di roccia e ghiaccio, intersecate una all’altra per quasi tutto l’orizzonte. Decine e decine di montagne dove nessun alpinista ha avuto ancora l’opportunità di porre piede.
<<La mattina del 10 agosto mi sono diretto al versante nord ovest di un caratteristico rilievo che chiudeva la valle come massima elevazione di un crinale montuoso a sé stante. Dopo quattro ore di salita in solitaria ed alcuni tratti auto-assicurati piuttosto difficili sono giunto al filo della cresta rocciosa, qualche decina di metri dal vertice della montagna alta 5311 metri. Coperta cautamente la breve distanza, sulle rocce sommitali, ho inciso con una pietra e gli occhi rigati di lacrime la scritta “Ciao Cristina” come dedica all’amica Cristina Castagna precipitata tragicamente sul Broad Peak poche settimane prima. Lì vicino, su una fessura, è rimasto anche un piccolo crocefisso donato dai ceramisti di Nove che simpatizzavano per la giovane scalatrice valdagnese. Dopo aver piantato un chiodo sono sceso giù con una prima corda doppia verticale e poi altre fino al termine delle difficoltà. Alle due del pomeriggio mentre i compagni preparavano bevande e cibo stavo già rientrando al campo. All’arrivo sono stato accolto festosamente con una tazza di thé offerta da mio figlio Ettore il quale per nulla affaticato dalla permanenza in quota stava vivendo un’avventura decisamente fuori dall’ordinario per la tenera età di undici anni. Infatti nonostante le iniziali difficoltà di adattamento alla realtà locale, con il passare dei giorni, si è sempre più integrato facendo nuove amicizie, condividendo giochi e lavoro con i suoi coetanei pachistani.>>

Cima Veneto m. 5701
Il programma del giorno seguente prevedeva il tentativo ad un’altra cima inviolata con un’altitudine riportata in cartografia di 5701 metri. Così Mauro Boni e Franco Brunello hanno lasciato il campo alle cinque del mattino per inerpicarsi lungamente su un sinuoso canalone. Un paio di ore dopo li seguiva la cordata Tarcisio Bellò e il figlio Ettore di undici anni.
A quota 5400 la due cordate si sono incontrate. Mauro era ferito ad un braccio a causa di una pietra venuta giù dall’alto. Viste le aumentate difficoltà, nonostante fosse un po’ deluso, Ettore è sceso assieme ai compagni.
<< Da solo ho proseguito l’ascensione e  terminato il canalone ho affrontato un pendio aperto a ventaglio. Sottili lame di neve-ghiaccio formate dall’irradiazione solare e dal calore cedevano repentinamente sotto ai piedi impegnandomi in una progressione piuttosto instabile e pericolosa. Raggiunta la cresta son riuscito a superare gli ultimi tratti delicati appena sotto alla grande calotta sommitale. Dalla cima ho tentato di dirigermi verso una struttura di ghiaccio simile ad un’onda, che appariva leggermente più alta, ma poi ho dovuto desistere perché si sprofondava dappertutto. Scattate varie foto, con fatica e attrezzando diverse corde doppie, sono ritornato sui miei passi.>>
Ricongiunto il gruppo al campo base, tutti i partecipanti si sono incamminati verso valle per completare i lavori, inaugurare la fontana e poi rientrare in Italia.

LA COSTRUZIONE DELL’ACQUEDOTTO DI GOTHULTI
Il programma di aiuto internazionale, finanziato dal gruppo sciistico Somerset Club di Torino, ha avuto il sostegno degli Installatori, aderenti alla Confartigiani di Vicenza, e della Mountain Equipe di Bergamo. Così, dopo la costruzione di una presa cementizia alla sorgente, i lavori sono proseguiti con l’interramento di oltre mille metri di tubo di polietilene del diametro di due pollici e il completamento al centro del paese di una vasca di stoccaggio abbinata ad una graziosa fontana di pietra a faccia vista. Una ventina fra volontari e muratori locali sospinti dal forte spirito di iniziativa del gruppo vicentino e dalle direttive tecniche di Franco Brunello e Pino Stecca ha realizzato in pratica la linea principale dell’acquedotto comunale che attualmente fornisce oltre duecento litri al minuto di acqua potabile. Ma parlare semplicemente di acqua potabile non sarebbe del tutto appropriato perché è emerso che la sorgente individuata da Brunello cinque anni fa trasporta acqua minerale purissima grazie ad un lungo tragitto sotterraneo nelle ghiaie profonde della valle. La preziosa risorsa vitale ha modo di filtrarsi e di purificarsi dalle contaminazioni batteriche arricchendosi di sostanze che la rendono particolarmente dolce rispetto alle varie acque di superficie fluenti dai ghiacciai di montagna. Infatti i fiumi di norma risultano inquinati da sabbie finissime mentre le acque derivate da scoline campestri convogliano una notevole carica batterica causata da reflui domestici e scarichi di animali con grossi problemi di salute pubblica.
Il getto della fontana cade gorgogliando su una bella vasca di marmo vicentino donata dalla ditta Margraf di Chiampo. All’interno della casetta-fontana si accumulano un paio di metri cubi d’acqua e dopo il ripristino di una seconda cisterna sottostante è stato possibile servire anche la scuola elementare del villaggio.
Le maggiori autorità locali sono state coinvolte nel progetto e nell’esecuzione dell’opera come il sindaco di Iskhoman, Mirza Mohammad, il maestro Raza Aman Sha e il preside del comprensorio Sher Baz Khan che accompagnavano in visita centinaia di scolari per spiegare l’importanza dell’acqua per la salute e il benessere della popolazione, o i responsabili della fondazione internazionale Aga Khan, esperti di progetti similari, che si sono complimentati per la competenza con cui si stava eseguendo il lavoro.
A fine lavori dopo la redazione di un verbale di consegna firmato da rappresentanti pakistani e vicentini, si è proceduto all’inaugurazione ufficiale assieme ad un folto pubblico presente, tra canti, balli, applausi, congratulazioni ed alcune scherzose spruzzate d’acqua. Al termine una folla festosa e vociante di persone, giovani e ragazzini ha accompagnato il gruppo vicentino fino alle vetture pronte per il rientro in Italia.

ATTIVITA’ ALPINISTICA – DESCRIZIONE TECNICA
Haiz Peak m 6105 parete nord-ovest D+
Lat. N 36°40’47.68” Long. E 73°54’47.67”
Impressionante piramide di neve con quattro facce quasi regolari, è stata scalata in solitaria e in prima ascensione nel settembre 2003 dal giovane coreano Kim Chon Ho, seguendo il versante sud. Il 6 agosto 2009 la spedizione vicentina con Mauro Boni, Maurizio Tibaldo, Giovanna Galeazzo e Tarcisio Bellò ha invece risalito la parete nord-ovest giungendo alle otto di sera sotto al precario fungo di neve sommitale. Vista l’ora e i notevoli rischi il gruppetto ha evitato di fare ulteriori manovre per superare una manciata di metri su neve assolutamente inconsistente. La scalata ha richiesto ventiquattro ore complessive su pendenze di 55-60° con alcuni tratti più difficili.


Picco Cristina Castagna (top. proposto) m 5311
Lat. N 36°39’00.39” Long. E 73°56’59.52”
Meraviglioso e rilevante appicco su crinale isolato da altre catene montuose posto al fondo del ramo nord-orientale del ghiacciaio Haiz Gah. Il 10 agosto 2009 Tarcisio Bellò ha percorso con sei ore di arrampicata il versante nord-ovest superando un difficile tratto finale (80°,  V-, TD-).  La cima è stata dedicata alla giovane scalatrice vicentina Cristina Castagna caduta mentre scendeva dalla vetta del Broad Peak a luglio di quest’anno.

Cima Veneto (top. proposto) m 5701
Lat. N 36°40’30.55” Long. E 73°55’46.51”
Larga e imponente struttura montuosa, posta a est dell’Haiz Peak, con vari rilievi inviolati e innominati di altitudine quasi analoga. L’11 agosto 2009, durante un tentativo conclusosi a 5400 metri per Mauro Boni, Franco Brunello ed Ettore Bellò, la scalata che presentava alcuni tratti difficili (D+) è stata portata a termine da Tarcisio Bellò che è giunto sulla calotta sommitale della montagna. La discesa, in parte a corde doppie, è stata effettuata lungo la stessa via di salita, su un canalone inciso nel versante meridionale. La cima, che localmente non era individuata da alcun toponimo, è stata denominata Veneto Peak come riconoscimento al notevole lavoro esplorativo svolto da ben sei spedizioni alpinistiche vicentino-venete in vari settori della catena pakistana dell’Hindukush. Entrambi i toponimi sono già stati presentati alle personalità del luogo che hanno accolto favorevolmente la proposta vicentina.

Partecipanti
Nella spedizione vi erano sei soci delle sezioni vicentine del Cai, con Franco Brunello, Mauro Boni, Maurizio Tibaldo e Pino Stecca per Montecchio Maggiore, Tarcisio ed Ettore Bellò per quella di Marostica, poi due soci del Cai di Padova, Federico Battaglin e Giovanna Galeazzo, il vicentino Giuseppe Gaianigo e il medico emiliano Riccardo Ferrari. Inoltre il cineoperatore Stefano Bandiera ha ripreso  tutte le fasi della spedizione per un filmato che racconterà l’intervento umanitario vicentino e le relative ascensioni alpinistiche.

La situazione geo-politica del Pakistan
Attentati telebani e lotta armata messa in atto dal governo pakistano fanno continuamente notizia. Così il Pakistan viene dipinto come un paese assolutamente pericoloso, con la conseguenza drammatica che il settore turistico si è ridotto del settanta per cento. In realtà i fatti di cronaca accadono a notevole distanza da Islamabad e a centinaia di chilometri dalla regione dove ha operato la spedizione vicentina. Zona che invece viene ritenuta del tutto tranquilla sotto il profilo politico-religioso. Basti pensare che il sindaco di Ishkoman, Mirza Mohammad, è stato eletto da una larghissima maggioranza di votanti e che la comunità di Gothulti riunita settimanalmente nella jamankana, la moschea locale, varie volte ha pregato per il gruppo vicentino perché portasse a termine i propri progetti senza patire problemi personali o di salute.
Va segnalato ancora che in ogni trasferimento il solerte personale pachistano dell’agenzia turistica ATP ha sempre cercato le migliori sistemazioni possibili. Davvero è un peccato che le risorse turistico-ambientali e la vocazione per l’accoglienza famosa fin dai tempi di Marco Polo vengano disertate per uno scenario certamente preoccupante ma non così esteso da coinvolgere le regioni settentrionali del Pakistan. Il gruppo vicentino infatti testimonia che si può vivere una vacanza sicura e appagante con infinite possibilità per escursioni turistiche, trekking e scalate.

Ringraziamo:
Installatori e Riparatori Impianti della Confartigianato, Margraf  e Zero8000 sport - Vicenza, Crema Sport e FDP - Padova, Associazione Onlus Montagne e Solidarietà di Avio, Mountain Equipe - Bergamo, Gist srl - Riese Pio X.

Bibliografia
F. BRUNELLO, American Alpine Journal, 2008, pp. 316-318;
T. BELLÒ, Rivista del CAI, aprile-maggio 2001, pag 53-57; luglio-agosto 2008, pp. 57-61;
F. BRUNELLO - L. CHILESE, Spedizione alpinistico esplorativa Chiantar 2000, Cai Montecchio Maggiore, Edigraf, 2002;
KIM CHANG HO, Chosun, n. 411 mensile di gennaio 2004, pp. 263-273 (Korea);
CARTA TOPOGRAFICA AMS (americana), Foglio NJ 43.13, scala 1:250.000, edizione 1951;
CARTA TOPOGRAFICA EX URSS, Foglio J-43-124, scala 1:100.000, edizione 1996;
J. MOCK – KIMBERLY O’NEIL, Karakorum & Hindukush, Lonely Planet Pubblication, 1996, pp. 57-60;
NAZER ULLAM AWAN, The unique mountains, Pakistan Mountanering Club, 1991, pp. 54-56;
M. HANIF RAZA, Heavens of Hindukush, Bookshop Hotel Rawalpindi-Pakistan, pp. 126, 169.




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Hainz Peak 6105 m Versante Nord-Ovest



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