CISDAE

I MIEI 14 OTTOMILA
intervista a Silvio Mondinelli

Silvio Mondinelli, Gardone V.T. (Brescia) 1958, vive in Piemonte dal 1978, dal 1981 è Guida Alpina e dal 1991 è istruttore guide. Soprannominato “Gnaro” (bambino in dialetto) ha salito tutti i 14 “ottomila” senza l’ausilio delle bombole di ossigeno.
L’11 novembre 2009 in occasione di una serata organizzata dalla SUCAI e dal Museo Nazionale della Montagna, “Gnaro” visita il CISDAE e rilascia una breve intervista:

1.    Per un forte himalaysta come te è più facile scalare montagne o tenere conferenze e interviste?
Sicuramente preferisco andare in montagna, anche se con il successo delle mie salite sono stato obbligato a girare per conferenze e tenere interviste in modo da trasmettere le mie emozioni al pubblico. Quindi ho dovuto imparare a parlare e a rapportarmi con la gente.

2.    Nei tuoi incontri parli dell’uso dell’ossigeno in quota, in percentuale quanti secondo te ne fanno uso?
L’Everest è stato salito da 3000 persone circa, solo 150 non hanno usato l’ossigeno, fai tu la percentuale. Vorrei precisare che non sono contrario a chi usa l’ossigeno in quota, anche perché stimo molti himalaysti che ne fanno uso, ma vorrei solo che chi utilizza le bombole di ossigeno lo dichiari apertamente.

3.    Oltre a l’ossigeno si usano anche sostanze dopanti?
Personalmente ai campi base non ne ho mai viste girare, poi se il caffè, l’aspirina e la Coca Cola sono sostanze dopanti allora io sono un dopato e i rifugi ne sono distributori visto che le vendono.

4.    In una tua vecchia intervista sostenevi che  salire un 8000 con l’ossigeno era come fare un 8a con le staffe, e cosa pensi dell’uso delle corde fisse, e delle salite in stile alpino in himalaya?
Un ottomila in stile alpino non è cosa facile, a parte Denis Urubko sul Cho Oyo ne conosco ben pochi che riescono a scalare gli ottomila senza fisse e senza portatori; le vie normali sui colossi himalayani sono piene di corde ed è sbagliato trasformare una semplice salita in una grande impresa, vale lo stesso discorso che abbiamo fatto sull’uso dell’ossigeno, basta essere chiari con se stessi e con gli altri.

5.    Qual’ è l’ottomila che hai patito di più?
Quello che mi ha messo più timore è stato l’Annapurna, perché ricco di pericoli oggettivi che non puoi calcolare, sei in totale balia della montagna, sali lentamente e speri che nulla si possa staccare dalle enormi seraccate che la sovrastano.

6.    Gli ottomila si trovano in zone molto povere dove le persone vivono in condizioni precarie, tu da diversi anni stai impegnando il tuo tempo nell’aiutarli, come?
Insieme al grande amico cineoperatore e fotoreporter Renato Adorno, recentemente scomparso, ho iniziato a raccogliere fondi per aiutare le popolazioni Sherpa della valle del Kumbu, in particolare i bambini, affinchè anch’essi possano avere la speranza di un futuro migliore. Con i fondi raccolti è stata finanziata la costruzione e la gestione di una scuola  a Namche Bazar; ora grazie a questa iniziativa, 80 bambini hanno la possibilità di accedere all’istruzione elementare.

7.    Hai anche fondato una scuola d’alta montagna per insegnare i tuoi trucchi e la tua esperienza ad altri. Qual è il primo ottomila che consigli ai tuoi allievi?
Il primo ottomila può essere anche la montagna dietro casa, non bisogna rimanere ossessionati dal numero ottomila. Il più facile tecnicamente che potrei consigliare come primo è lo Shisha Pangma , anche se non si deve mai sottovalutare nessuna montagna. Pensate che per raggiungere la vetta del “facile”  Shisha Pangma, ho dovuto fare  quattro tentativi.

Dopo qualche minuto “Gnaro” corre dal  pubblico che lo aspetta con ansia, comincia la serata e su uno dei tanti filmati che mostra compare una scritta: ”Se non puoi essere un pino sul monte, sii una saggina nella valle, ma sii la migliore piccola saggina sulla sponda del ruscello. Se non puoi essere un albero sii un cespuglio.”

intervista di Gilberto Merlante




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Silvio Mondinelli al Monte dei Cappuccini



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