CISDAE+-+Gli+8000+della+Terra


Ottomila "secondari"

Gruppo del Kangchenjunga

  • • Yalung Kang (8505 m) considerare come montagna singola
  • • Kangchenjunga Centrale (8482 m) considerare come montagna singola
  • • Kangchenjunga Sud (8476 m) considerare come montagna singola

Gruppo del Lhotse

  • • Lhotse Middle (8430 m) considerare come montagna singola
  • • Lhotse Shar (8400 m) considerare come montagna singola

Gruppo dell'Annapurna

  • • Annapurna Centrale (8051m) considerare come montagna singola
  • • Annapurna Est (8010m) considerare come montagna singola

Gruppo del Broad Peak

  • • Broad Peak Centrale (8011m) considerare come montagna singola

Gruppo dello Shisha Pangma

  • • Shisha Pangma Centrale (8008m) non considerare come montagna singola

Gruppo del Makalu

  • • Makalu Sud Est (8010m) non considerare come montagna singola

Gruppo del Nanga Parbat

  • • Nanga Parbat Sud (8042m) non considerare come montagna singola

Le montagne superiori agli ottomila metri, come ormai consuetudinariamente accettato, sono quattordici e le loro altezze rilevate anni fa da esploratori e cartografi con metodi trigonometrici tradizionali, non differiscono di molto da quelle attualmente ottenute con mezzi più sofisticati se non per qualche metro che, obiettivamente, assume poco valore agli occhi degli alpinisti che le scalano tenendo anche conto che la sola componente dell'innevamento più o meno corposo può far variare le quote misurate anche di diversi metri. Inoltre non sempre le misurazioni attuali garantiscono la certezza del risultato considerati i lievi errori del segnale satellitare e la precarietà delle misurazioni svolte a quote così elevate.

Alle problematiche sopra esposte si deve anche aggiungere la poca affidabilità e la grande incompletezza della cartografia esistente, affiancata da studi geologici mai attuali, consistente per lo più in un accorpamento di pubblicazioni e misurazioni svolte da professionisti di diversi paesi (per lo più giapponesi, americani ed europei) in periodi storici differenti che lasciano per altro ampie zone territoriali non censite e talora sconosciute. Questo problema si è già imposto all'attenzione dell'U.I.A.A. che l'ha discusso nel corso di varie riunioni evidenziandone la non facile soluzione per vari motivi tra i quali sicuramente, di rilevante importanza, vi sono la diversità delle nazioni occupanti il territorio in oggetto, i conflitti ancora esistenti e perduranti tra le stesse che rappresentano, sia per i Paesi interessati che per quelli esterni, limitazioni invalicabili.

La catena himalayana, oggetto del nostro scritto, nello specifico si estende dal suo estremo orientale confinante con la Cina sino a quello occidentale nel territorio Afghano/Pakistano comprendendo ben 145 cime che raggiungono e superano i 7000 m, numerose cime con quote superiori ed inferiori ai 6000m, oltre a quelle più famose che superano la fatidica linea degli ottomila metri, per convenzione non meglio reperibile e non facilmente dimostrabile (chi ha deciso che fossero 14 le vette più alte del pianeta?) identificate nel numero di quattordici.
Tuttavia nell'osservare tali “ottomila” si rimane perplessi nel constatare che molti di essi abbiano un'orogenesi complessa che prevede più vette e che, per alcuni, si possa parlare di cime vere e proprie togliendo al numero quattordici quella ufficialità riconosciutagli.

Qui di seguito andremo ad esaminare i casi che ci paiono più significativi in tal senso:

  • Il massiccio del Lhotse
    Ad esempio ha due cime secondarie distinte quali la Cima Middle e il Lhotse Shar. Addirittura la cima Middle (8414 m) è composta di due ulteriori vette tanto da dividersi in Cima Middle Ovest e Cima Middle Est e, a giustificazione dell'interesse alpinistico che suscitano, proprio la Cima Middle più alta (la Ovest) è stata oggetto di una spedizione russa ideata ed organizzata da Victor Kozlov dimostrandosi una grossa sfida alpinistica che ha visto il raggiungimento della meta dopo un assedio prolungato ed una dura arrampicata in quota (VI° a 8400m) da parte di tre cordate (le ultime due hanno raggiunto la cornice sommitale evitata dalla prima poiché giudicata troppo instabile). Il Lhotse Shar (8400 m) è stato salito invece nel 1970 dagli austriaci Sepp Mayerl e Robert Walter.

  • Il massiccio del Kangchenjunga
    Anche il massiccio del Kangchenjunga è composto di quattro distinte vette chiamate Main (principale) di 8595m, i cui primi salitori sono stati gli inglesi G. Band and J. Brown, lo Yalung Kang (cima Ovest) di 8505m, salito in prima assoluta dai giapponesi Y. Ageta e T. Madsuda, quindi la Cima Centrale di 8482m, salita per prima volta dai polacchi W. Branski, Z. Heinrich, K. Olech nel 1978, per concludere con la cima di altezza minore ovvero la Sud di 8476m salita anch’essa dai polacchi W. Wroz ed E. Chorobak nella stessa spedizione del 1978. Nel 1989 una spedizione sovietica, in una sola stagione effettuò la salita di tutte le vette principali del massiccio. A titolo di cronaca si ricorda che sulla cima Sud  si è svolto forse il più grande exploit himalayano di sempre quando A. Stremfelj e Marko Pretzelj salirono lo sperone sud nel 1991 in puro stile alpino senza soluzione di continuità, aggiudicandosi tra l’altro il Piolet d’Or a testimonianza del fatto che pur non trattandosi di un ottomila facente parte dei 14 “canonici” ha dato i natali ad un impresa leggendaria rendendo quindi tale cima una montagna da considerare a sé stante e di valore assoluto.

  • Massiccio dell'Annapurna
    Guardando l’imponente parete sud del massiccio dell’Annapurna si possono notare distintamente, oltre alla cima principale, altre due cime superiori agli ottomila metri e nello specifico la Centrale 8051m, salita in prima assoluta da tedeschi Boning, Greissl e Oberrauch, e la Est 8010m, salita per la prima volta dagli spagnoli J. Anglada, E. Civis e J.Pons.

  • Massiccio del Broad Peak
    Pure il massiccio del Broad Peak si compone di altre due cime oltre a quella principale di 8047m (salita in stile leggero dal famoso H. Buhl e compagni nel 1957 in prima assoluta) che sono la Centrale di 8016m, raggiunta dai polacchi K. Glazek, M. Kesicki, B. Nowaczyk e A. Sikorski nel 1975, e dalla cima Nord che però a noi non interessa non raggiungendo gli ottomila metri pur mantenendo una sua dignità tanto da essere stata oggetto di una fenomenale salita in solitaria del nostro grandissimo Renato Casarotto.


Cime secondarie

Venendo ora a quelle cime definite secondarie, che tuttavia non si discostano nettamente dal corpo stesso della montagna principale, possiamo senz'altro inserire la Cima Sud dell'Everest (salita da Evans e Bourdillon nel 1953), la cima Centrale dello Shisha Panama, salita da Gerhard Schmatz (8013m, quota di cui non si è ancora del tutto certi), il Nanga Parbat Sud (8042m, salito per primo da V. Buhler), il Manaslu Est (8013m, salito forse in prima assoluta da J. Kukuzka e A. Haizer) e il Makalu Sud Est (8010 m, salito dai giapponesi M. Asami e Y. Ichikawa).

Alla luce delle informazioni sopra riportate sorge spontanea una considerazione che possa ritenersi valida nell'interpretazione dei dati sin qui esposti. Infatti, nel caso di massicci che abbiano più vette ravvicinate e non separate da valli o colli che le distinguano nettamente, non è mai stato facile attribuirne la singolarità o l'appartenenza alla cima più elevata, ma, se nel caso della catena alpina i criteri adottati possono essere certi e applicabili per la relativa esiguità dei massicci montuosi ad essa appartenenti, per quanto riguarda la catena Himalayana il sistema di valutazione basato sul dislivello intercorrente tra la cima ed il colle ad essa più vicino (criterio adottato nelle Alpi) risulterebbe non solo di difficile applicazione, ma, considerata l'ampiezza della catena in oggetto e la dimensione delle montagne ad essa appartenenti, apparirebbe assurdo e poco corretto. A nostro avviso, posto che tale materia sarà sempre fonte di dibattito oltre che di interpretazione soggettiva, nel caso degli ottomila riteniamo che il criterio per stabilire la singolarità di una montagna debba essere la sua indipendenza dalla vetta più alta.
Per meglio comprendere si può illustrare l'esempio seguente: se nel caso dell'Everest la sua vetta SUD rientra nella normale via di salita alla cima principale (e dunque questa risulta essere una cima facente parte a tutti gli effetti del corpo stesso della montagna), nel caso dell'Annapurna Centrale e Orientale queste due cime risultano essere staccate dal corpo stesso della montagna più alta, con proprie vie di salita e con vie normali adottate per raggiungerne la vetta, indipendenti nei tratti finali e non comunicanti con quelle usate per salire la vetta principale. Stesso discorso è applicabile per le vette del Broad Peak Centrale, del Kangchenjunga Sud, Centrale e Yalung Kang e per il Lhotse Middle ed il Lhotse Shar.
In senso più ampio si potrebbe dire che tutte le elevazioni presenti nell'area sommitale della montagna attraversate nel corso dell'apertura di una via nuova o nel seguire la via normale per raggiungere la vetta più alta non sono da considerarsi cime a se stanti, ma facenti parte dell'elevazione massima.
Alla luce di quanto sopra appare evidente che vette come la Cima Sud dell'Everest, la Cima Nord del K2, la Cima Est del Manaslu, la vetta centrale dello Shisha Pangma, la Cima Sud del Nanga Parbat e la Cima Sud-Est del Makalu (cime a tutt'oggi in lizza per l'ampliamento del club dei quattordici 8000), rientrando nel corpo sommitale dell'elevazione più alta, non sono da considerarsi come cime a se stanti, bensì come parte integrante della vetta principale.
Come considerare allora la splendida via di Loretan-Joos sulla cresta est dell'Annapurna che attraversa le cima Centrale e Orientale o la traversata delle tre cime del Broad Peak di Kurtyka-Kukuzka? Ci sembra giusto qui azzardare, sia affidandoci al buon senso e sia per la concessione obbligatoria che vede per ogni teoria espressa la presenza dell'eccezione che ne conferma la regola, di definire a ragion veduta tali imprese come traversate o concatenamenti di più vette piuttosto che vie nuove di salita alle cime principali.
Anche perché continuando a ragionare in questi termini, si potrebbe allora considerare il concatenamento di Messner-Kammerlander sui Gasherbrum I e II come l'apertura di una via nuova sull'uno piuttosto che sull'altro invece che ritenerlo quello splendido exploit che tutti noi abbiamo accolto come il primo concatenamento di due ottomila in totale autonomia.

Risulta dunque chiaro che l'argomento ottomila è ben lontano dal dirsi sviscerato e concluso e, benché gli ottomila secondari siano stati saliti ormai tutti (tranne il Lhotse Middle Est che tuttavia non è di non rilevante importanza), forse il discorso rimane aperto per i collezionisti e le persone che ambiscono a salire tutte le cime oltre gli ottomila. Sicuramente non sarà questo articolo a ridimensionare la lista dei primi alpinisti che hanno salito le quattordici montagne più alte del pianeta, ma il nostro augurio e che possa portare ad una riflessione più ampia e che induca a non dare per scontato ciò che scontato non è.

Ai futuri himalaysti un motivo in più per sognare!

Bibliografia

Per realizzare la tabella, abbiamo guardato e valutato tutta la documentazione a disposizione nell'archivio CISDAE; e messa a confronto con le diverse carte topografiche di ogni nazione si sono rilevate moltissime incertezze.
• Fantin Mario, I quattordici 8000. Antologia (Zanichelli, Bologna1964)
• Fantin Mario, Himalaya e Karakorum (Club Alpino Italiano, Milano 1954)
• Andy Fanshawe e Stephen Venables, Himalaya stile alpino ( Vallardi, 1996)
• Le fonti di informazione più accurate e complete relative alle vette Himalayane sono probabilmente Himalayan
  Journal e il The Alpine Journal che racchiudono tutte le spedizioni con i resoconti delle ascensioni.
• Gli aggiornamenti sulle nuove misurazioni e sulle nuove salite sono presi invece dalla rivista inglese High.

Cartografia

Molte cartine himalayane sono realizzate dalle autorità militari dei paesi in cui si trova la catena montuosa e non sono disponibili ai civili. C'è però un numero crescente di mappe destinate specificamente a scalatori ed escursionisti.
Fra le più valide citiamo:
• Garwal Himalaya, schizzi orografici e diagrammi, pubblicati da Jan Babicz, Klub Wysokogorski, Danzica, Polonia
  (Jerzi Wala)
• East Nepal, serie da 1:50.000, pubblicate da Nelles Verlag, Monaco Germania.
• Schizzo orografico del Karakorum, 1:250:000, 2 fogli. Pubblicato dalla Fondazione Svizzera per la Ricerca Alpina.

Il massiccio del Kangchenjunga (foto tratta da Himalaje di Z. Kowaleski e A. Paczkowski)
Come si può notare nella foto del Kanghenjunga il dislivello tra la cima sud e il Yalung Kang è paragonabile al dislivello tra la cima del Lhotse a quella dell'Everest.